28 luglio 2014

Lunga vita al lupo!

Non tutti conoscono la bellezza del vero significato della frase di buon auspicio "in bocca al lupo!".

In bocca al lupo! è la frase augurale più usata quando si spera che una certa situazione vada per il meglio.

Erroneamente si risponde "crepi il lupo!" E il povero lupo finisce male, per una interpretazione distorta di questo modo di dire, non solo nelle fiabe ma anche nel nostro mondo.

In bocca al lupo! e' uno degli auguri più belli che si possa fare ad una persona. Trovarsi nella bocca del lupo è il massimo della protezione che si possa sperare.

Dire in bocca al lupo! significa: "che lo spirito del lupo sia con te e ti protegga dai pericoli della vita!" e rappresenta l'amore della madre-lupo che prende con la sua bocca i propri cuccioli, uno alla volta, per portarli da una tana all'altra, per proteggerli e metterli in salvo dai pericoli esterni.

Per istinto, la mamma-lupo, sposta i propri figlioletti prendendoli in bocca, soprattutto quando avverte un pericolo vicino.I cuccioli, tenuti dunque amorevolmente dalla mamma in quel modo così delicato ma nel contempo saldo, sono protetti al massimo.

L'augurio esprime, quindi, la speranza che tu possa essere protetto e al sicuro dagli ostacoli e dalle malvagità che ti circondano.

Rispondere "crepi il lupo" è proprio inadeguato. Da ora in poi rispondiamo "viva/evviva il lupo", "lunga vita al lupo",  o semplicemente GRAZIE!

17 luglio 2014

Il Kriya Yoga, "la via aerea verso l'Infinito"

Bentrovati a tutti. 

http://www.macrolibrarsi.it/libri/__kriya-yoga-libro.php?pn=929Con l'articolo pubblicato quest'oggi voglio parlarvi di un libro appena uscito e che interesserà probabilmente molte persone: Kriya Yoga, di Jayadev Jaerschky.

Una piccola premessa sull'autore: Jayadev Jaerschky è un allievo di Swami Kriyananda, e quindi si inserisce nella tradizione di Paramhansa Yogananda, il famoso autore di Autobiografia di unoYogi, nonché di tanti altri bellissimi libri. Jaerschky è inoltre direttore del corso di formazione per insegnanti di Ananda Assisi, il centro italiano di meditazione e yoga fondato da Kriyananda; ed è anche l'autore del libro Respira che ti Passa!

Kriya Yoga in sostanza si propone come testo di riferimento sul kriya yoga, la pratica diffusa da Yogananda prima in India e poi in Occidente, e il suo sottotitolo sintetizza bene il suo intento: "Il manuale completo per la libertà interiore". Il testo spazia dallo yoga alla meditazione, dall'ispirazione alla preghiera, con uno sguardo molto attento alla vita quotidiana.

In effetti, se il libro propone posizioni di yoga, tecniche di respirazione e tecniche di meditazione, ci parla anche dello stile di vita yogico, portando il tutto su piani molto concreti.

Perché il tutto è una cosa molto concreta: Yogananda definì il kriya yogala via più facile, più efficace e più scientifica per accostarsi all'Infinito”. Insomma, parliamo sia di benessere fisico, ma anche di evoluzione spirituale.

Finora mancava un testo unitario e completo sul kriya yoga, che spiegasse sia la pratica ma anche la teoria e gli effetti trasformanti della disciplina... cosa a cui ha voluto porre rimedio Jayadev Jaerschky col suo libro Kriya Yoga, che dunque interesserà sia gli appassionati della disciplina, sia coloro che vi si vogliono avvicinare, ma anche tutti coloro che apprezzano il centro spirituale di Ananda Assisi.

Buona lettura!

7 luglio 2014

La sfinge in giardino

Sta diventando una consuetudine. Quando uno strano animaletto si aggira e soggiorna per qualche tempo nel mio giardino diventa poi protagonista di un post.

E' la volta di un simpatico bruchetto, lungo una decina di cm, al quale ho dato il nome di Camillo. A dire il vero, i bruchetti sono 2. Il secondo è un po' più piccino e verde, si chiama Ugo.

Inutile dire che anche in questo caso, ci sono forum dedicati all'allevamento dei bruchi, dove si possono trovare notizie su come nascono, come vivono, come mangiano, come si accoppiano, come si comportano... eccetera, eccetera.

Però, stavolta, tralasciamo questo aspetto e prendiamo in considerazione solo qualche curiosa particolarità.

Questo bruco, dopo la metamorfosi, si trasformerà in una farfalla, ma non in una splendida farfalla, come siamo soliti intenderla. Non si trasformerà in una farfalla diurna, bensì in una falena, diventerà una Sfinge Testa di morto (Acheronzia atropos).

Curiosa la terminologia utilizzata per questa falena.
Il termine "sfinge" si riferisce al fatto che il bruco di questa falena è capace di sollevare la parte anteriore del corpo assumendo una posizione che assomiglia vagamente a quella della sfinge greca o egiziana.

L'espressione "testa di morto" è dovuta a un tratto molto caratteristico di questa falena, che la distingue da tutte le altre: sul lato dorsale del torace spicca una macchia biancastra, con due puntini neri, che ricorda la forma di un teschio umano..

Sia il nome che l'aspetto della falena, in effetti, sono un poco macabri, sebbene il bruco appaia piuttosto sgargiante, colorito ed ispiri simpatia.
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La falena (ma anche il bruco stesso) ha la capacità, in una modalità molto rara nel mondo dei Lepidotteri, di produrre uno stridio simile ad un lamento, tramite il passaggio di aria attraverso la faringe, che le conferisce un’aria surreale che genera fascino e inquietudine allo stesso tempo.

Proprio per queste sue caratteristiche è, da sempre, al centro di superstizioni e leggende funeree.

Ma nonostante questa nomea, è anche una star.
E' apparsa nella locandina del film "il silenzio degli innocenti" e la vediamo svolazzare in numerosi altri  films.

E' superfluo aggiungere che nelle storie dove c'è protagonista Dracula, la sfinge testa di morto, non può certo mancare!

La vediamo anche raffigurata in molti dipinti, come elemento secondario, posata in qualche angolo del quadro, sul corpo o tra le mani del soggetto dipinto.

La troviamo anche nelle pagine letterarie. Giusto per indicarne uno, Edgar Allan Poe ne ha parlato nei suoi Racconti del Terrore.

Ed ha pure una "storia mitologica".

Plinio il Vecchio, nel suo trattato naturalistico Naturalis historia (77 d.C.), la chiamava Papilio feralis (“farfalla portatrice di morte”).

Linneo, probabilmente traendo spunto da questa denominazione, chiamò Acherontia il genere che comprende le 3 specie di Sphingidae accomunate dal nome volgare di Sfinge testa di morto, riferendosi al fiume Acheronte, sul quale nella mitologia greco-romana il nocchiero Caronte traghettava i morti dal mondo terreno all’oltretomba.

Acherontia styx, una delle due specie Asiatiche, trae il suo nome (datole dall’entomologo Westwood nel 1847) dallo Stige, un altro fiume infernale nella mitologia greco-romana.

Le specie Acherontia lachesis (Fabricus, 1798) e Acherontia atropos (Linneo, 1758), rispettivamente dell’Asia orientale e dell’area euro-africana, traggono i nomi da Lachesi e Atropo, due delle tre parche (o Moire nella mitologia greca), le divinità che determinavano il destino degli uomini tramite il filo della vita da loro tessuto, stabilendo quando ciascuna vita sarebbe stata interrotta e per quale causa.

Per intanto la nostra falena è ancora in fase larvale e passeranno settimane prima che il bruco si impupi e diventi una crisalide. Chissà se riuscirò a vedere anche questa fase.. Ma non credo, poichè  da quanto ho letto, si incrisalidano nel suolo ad una profondità compresa tra i 15-40 cm.

Osservo Camillo e Ugo e, vincendo un naturale e istintivo senso di ribrezzo, provocato da tutto quello che è viscido e che striscia, guardandoli rosicchiare voracemente le foglie del cespuglio che hanno scelto come domicilio, mi strappano un sorriso.

Questo è il guaio e il privilegio di vivere in campagna! Fin che rimangono fuori casa... va bene così!

foto di gruppo: eccoli insieme!

4 luglio 2014

Chi era Carlo Magno? Leggende

Ho sognato Carlo Magno, a cavallo, che impartiva istruzioni ad un gruppo di persone a piedi, tra le quali c'ero anch'io. Purtroppo, però, non ho idea di cosa ci abbia parlato.

In seguito al sogno, mi è venuta la curiosità di sapere qualcosa in più, al di là del mero aspetto storico, del quale non ci occupiamo se non per qualche breve cenno.

Attorno a questo singolare personaggio, l'imperatore Carlo Magno, ruotano numerose leggende che divennero parte importante del folclore medievale.

E' stato molto interessante navigare nel Medio Evo, in mezzo alla civiltà carolingia, tra i Franchi costruttori dell'impero. Si imparano tante cose!

Ma chi era, che uomo era Carlo Magno?

Nonostante l’appellativo "Magno" che gli è stato conferito e le grandi imprese di cui fu l’autore, la sua figura non è priva di contraddizioni difficili da comprendere.

Gli storici del tempo lo descrivono come uomo imponente, alto un metro e novanta, (in alcune leggende si narra che fosse un gigante) con occhi grandi e vivaci, con folta capigliatura bionda ed una voce possente, requisiti  importanti per un capo, ma aveva un animo dolce e sensibile e fu visto piangere varie volte per la morte di un figlio.

Godeva di ottima salute; i medici  gli avevano consigliato una certa dieta, ma odiava il cibo lessato, era goloso di formaggio, una specie di Brie, di cui mangiava anche la crosta ammuffita, ma il suo piatto preferito era della buona selvaggina arrostita,.

Ha avuto cinque mogli e numerose concubine che dimostrano la sua buona predisposizione per i piaceri del sesso ed ebbe una ventina di figli, la maggior parte dei quali non superarono l’infanzia.

Carlo Magno considerava importante l'istruzione ma non sapeva scrivere: in tarda età tentò di imparare ma senza successo, trovò il compito al di là delle sue possibilità. Preoccupato per l'ignoranza del suo popolo si prodigò per combatterla. Fondò molte scuole e fece copiare e tradurre molti manoscritti.
Invitò a corte l'inglese Alcuino, uno dei più famosi eruditi del tempo, perché organizzasse una scuola palatina.
(La Scuola palatina, detta anche Accademia palatina, con riferimento alla scuola greca e a quella platonica, era un cenacolo di intellettuali provenienti da ogni parte dell'impero carolingio.)

Sulla sua morte regna un po' di confusione. Qualcuno afferma che non sia mai morto; altri che sarebbe stato ucciso in battaglia; per altri ancora sarebbe morto di vecchiaia e di stenti. Per i più, ed è la versione più credibile, ufficiale e riportata nelle varie biografie, sarebbe morto in seguito ad una pleurite trascurata e malamente curata.

Si racconta, infatti, che in una fredda e nebbiosa mattinata invernale andò a caccia per i boschi, inseguendo a lungo un grosso cervo. Perse di vista i suoi compagni e, stanco per la lunga cavalcata, cadde a terra, senza che qualcuno lo potesse aiutare. Lo trovarono dopo qualche ora ai piedi di un albero, intirizzito e stremato. Trasportato al palazzo reale, lo misero a letto, febbricitante e con un forte dolore al fianco sinistro, probabilmente una riacutizzazione della vecchia pleurite.

Si comportò con la malattia come aveva sempre fatto con il nemico, duramente, e volle punire il corpo malato, che lo stava tradendo, con un lungo  digiuno,  ingerendo per qualche giorno soltanto delle bevande. Passava il tempo pregando, infastidito dai medici che gli ronzavano intorno,  dandogli consigli.
Probabilmente voleva soltanto starsene tranquillo a pensare ai momenti felici  della sua vita, perché aveva capito che stava morendo.

LE LEGGENDE.

Racconta una leggenda che, una notte, un angelo inviato dal Signore apparve in sogno al re ormai vecchio e gli disse di recarsi, con pochi servitori, nella valle di nome Rosandra dove avrebbe  trovato una grotta che sarebbe stata presto il suo sepolcro.
Il vecchio monarca prontamente obbedì al Signore e giunto sul luogo scovò la grotta con dentro uno scanno di pietra.
Non appena Carlo Magno si sedette la grotta crollò ed egli fu sepolto e tramutato in pietra.
Il buon re sarà svegliato dal suo sonno il giorno del giudizio universale, sederà accanto a Dio per aiutarlo a giudicare le anime degli uomini.

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Una leggenda antichissima, già in circolazione poco dopo la morte di Carlo Magno, sostiene che l`imperatore non è morto, ma dorme nella cripta della cattedrale d`Aquisgrana, ed alla fine dei tempi tornerà sulla Terra per condurre i cristiani alla vittoria contro gli infedeli.
Secondo la Cronaca della Novalesa, il giorno di pentecoste dell`anno Mille l`imperatore Ottone III fece aprire la tomba imperiale e trovò che il cadavere di Carlo "non giaceva disteso, ma si teneva seduto sul trono come se fosse in vita, col capo cinto da una corona d`oro; teneva uno scettro nelle mani coperte di guanti, che le unghie, continuando a crescere, avevano bucato". 
Gli arredi della tomba, vecchia ormai di quasi duecento anni, erano guasti dal tempo, ma il corpo era intatto, senza il più piccolo segno di corruzione, e spandeva intorno un acuto profumo; Ottone III s`inginocchiò davanti a lui e gli rese onore come ad un santo, poi lo rivestì di paramenti candidi e gli tagliò le unghie. 
La leggenda poteva essere interpretata, in chiave cristiana, come la prova della santità di Carlo, e più tardi un altro imperatore, Federico Barbarossa, ne trasse le ovvie conseguenze, ottenendo dall`antipapa Pasquale III che Carlo fosse proclamato ufficialmente santo; la canonizzazione avvenne nel palazzo imperiale di Aquisgrana il giorno di Natale del 1165.

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In un'altra leggenda, Carlo Magno, dopo essersi costruito un nuovo castello sul Reno, fu svegliato dal tocco di un angelo la prima notte che trascorreva nel luogo. L'araldo celeste disse al re di uscire in piena notte e rubare qualcosa. Quindi il sovrano sellò il cavallo e partì. Non era andato lontano quando s'imbatté in un cavaliere sconosciuto.
Seguì un duello in cui Carlo Magno disarcionò l'avversario. Appreso che si trattava di Elbegast (Alberico), un celebre brigante, il re promise di liberarlo se lo avesse aiutato a rubare qualcosa.
Guidato da Elbegast,  si recò in segreto al castello di uno dei suoi ministri. Con l'aiuto del bandito, entrò inosservato nella camera da letto del ministro. Qui, acquattato nel buio, il sovrano udì il ministro confidare alla moglie un complotto per assassinare l'imperatore il giorno seguente. Dopo aver atteso pazientemente che i due si addormentassero, Carlo Magno prese un oggetto senza valore e silenziosamente uscì per ritornare al proprio castello. Il giorno dopo sventò il complotto e quando i cospiratori gli giurarono fedeltà li perdonò. Elbegast ne rimase così colpito che abbandonò la sua disonesta professione ed entrò al servizio dell'imperatore.
Grato all'angelo, Carlomagno chiamò il suo nuovo castello Ingelheim (casa dell'angelo).
Questo episodio è spesso menzionato in successive leggende cavalleresche, nelle quali dei cavalieri richiamati a giustificare appropriazioni indebite, ricordavano irrispettosamente che anche l'imperatore una volta era stato un ladro.
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Alla morte della sua terza moglie, Carlo Magno sposò una bella principessa orientale, Frastrada, che, con l'ausilio di un anello magico, si guadagnò immediatamente la totale devozione del re.
La nuova regina, tuttavia, non godé a lungo del suo potere poiché fu colpita da una grave malattia. In punto di morte, temendo che l'anello potesse essere preso da qualcuno, se lo mise in bocca e spirò. Furono avviati solenni preparativi per la sepoltura nella cattedrale di Magonza, ma l'imperatore rifiutava di separarsi dal corpo dell'amata.
Incurante degli affari di stato, trascorreva tutti i giorni nella camera mortuaria. Turpino, suo arcivescovo e consigliere, entrò furtivamente nella camera mentre l'imperatore, spossato dal digiuno e dal pianto, si era addormentato. Dopo aver cercato ovunque l'anello magico, Turpino lo trovò in bocca alla regina.
L' arcivescovo s'infilò l'anello e stava per uscire quando Carlo Magno si svegliò e gettandoglisi al collo, gli disse di volerlo vicino a sé. Approfittando del potere dell'anello, il consigliere disse a Carlo Magno di mangiare e bere, e dopo i funerali, di rioccuparsi degli affari di stato.
Nonostante fosse anziano, Turpino era ora obbligato dall'anello magico (che non si toglieva mai per timore che cadesse in mani sbagliate) ad accompagnare ovunque il sovrano. Una notte, al chiarore della luna, uscì di soppiatto dalla tenda dell'imperatore e si mise a vagare per i boschi pensando al modo migliore di sbarazzarsi dell'anello senza esporre il re al pericolo. Camminando, giunse a una radura nella foresta e vide uno stagno profondo. Vi gettò l'anello e ritornò alla tenda.
Il giorno seguente, fu sollevato nel constatare che l'incantesimo d'amore era stato spezzato e che Carlo Magno era ritornato in sé. L'imperatore, però, era inquieto e si recò a caccia. Si perse e arrivò allo stagno dove Turpino aveva gettato l'anello. Rimase talmente incantato dal luogo che diede ordine di erigere sul posto un castello, che sarebbe diventato la futura città di Aquisgrana (in tedesco Aachen e in francese Aix-La Chapelle).
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Un'altra leggenda, talvolta rappresentata nell'arte europea, lo vede protagonista insieme a sant'Egidio. Carlo Magno aveva un peccato inconfessabile (si dice una relazione incestuosa con la sorella). Un giorno, Egidio stava celebrando la messa alla presenza dell'imperatore, quando sull'altare apparve un angelo che reggeva un rotolo su cui era scritto il peccato dell'imperatore. Questi confessò quindi la propria colpa e fu assolto dal santo.
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Un'ultima leggenda narra l'apparizione di san Giacomo il Maggiore a Carlo Magno, con l'apostolo che spronò il sovrano a liberare la Spagna dai Mori. L'imperatore si recò in Spagna con una grande armata e attaccò Pamplona. Per due mesi i soldati vennero respinti, ma dopo aver richiesto l'aiuto di Dio, le mura della città caddero come quelle di Gerico. Tutti i Mori che si convertirono al cristianesimo furono risparmiati, gli altri furono massacrati. Dopodiché, l'imperatore si recò al santuario di Santiago de Compostela e in seguito rientrò in Francia.
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