26 novembre 2019

Le 10 Regole dell'Amore in sintesi

Le 10 Regole dell’Amore – Una moderna parabola di saggezza che cambierà la tua vita.

Le leggi universali governano ogni cosa della vita. Il segreto dell’amore è riposto in questi principi eterni, enunciati dai saggi dell’antichità, condivisi dai filosofi del nostro tempo e illustrati nella parabola racchiusa in questo libro.



In sintesi queste sono le 10 regole.

1 - L’Amore: inizia nella mente, l’uomo diventa ciò che pensa, i pensieri d’amore creano esperienze d’amore.

2 - Il Rispetto: senza rispetto non può esistere l’amore, la prima persona che bisogna rispettare è se stessi.

3 - Il Donare: chi vuole ricevere amore non deve far altro che dare amore, amare significa donare se stessi liberamente e incondizionatamente.

4 - L’Amicizia: per trovare un vero amore è necessario trovare prima un vero amico, amare non significa guardarsi romanticamente negli occhi, ma guardare insieme nella stessa direzione; per amare totalmente bisogna amare il proprio partner per quello che è, non per quello che appare.

5 - Il Contatto Fisico : è una delle più forti espressioni d’amore, permette di distruggere barriere e creare legami, modifica il nostro stato fisico ed emotivo rendendoci più ricettivi all’amore.

6 - Lasciar Andare: se ami qualcuno, lascialo andare, se torna è tuo, se non torna non lo è mai stato. In tutti i rapporti di coppia ogni individuo ha bisogno di un proprio spazio. Per imparare ad amare è necessario imparare a perdonare e liberarsi delle ferite e dei rancori del passato.

7 - La Comunicazione: amare significa comunicare con l’oggetto del proprio amore, bisogna esprimere apertamente il proprio affetto e il proprio apprezzamento nei confronti di chi si ama. Lascia sempre chi ami con una parola affettuosa, potrebbe essere l’ultima volta che la vedi.

8 - L’Impegno: se vuoi l’amore dai tutto te stesso, l’impegno è la vera prova dell’amore.

9 - La Passione: accende l’amore e lo tiene vivo, non deriva solo dall’attrazione fisica, ma dall’impegno, dall’entusiasmo, dall’interesse e dall’eccitazione. La spontaneità e la sorpresa producono passione. Vivere ogni giorno con passione per la vita stessa.

10 - La Fiducia:è essenziale in qualunque relazione affettiva, senza di essa si diventa sospettosi e si tende a soffocare il partner. Non si ama totalmente una persona se non si ha fiducia completa in lei.


con Gioia, Amore e Gratitudine💗  Màriah

15 novembre 2019

Il giovane e l'anziano professore

Le storielle, quelle belle...
(racconto senza titolo e di autore sconosciuto)


Un anziano incontra un giovane che gli chiede:
- Si ricorda di me? E il vecchio gli dice di no.

Allora il giovane gli dice che è stato il suo studente.

E il professore gli chiede:
- Ah sì? E che lavoro fai adesso?

Il giovane risponde:
Beh, faccio l’insegnante.

- Oh, che bello come me? gli ha detto il vecchio

- Beh, sì. In realtà, sono diventato un insegnante perché mi ha ispirato ad essere come lei.

L'anziano, curioso, chiede al giovane di raccontargli come mai.
E il giovane gli racconta questa storia:

Un giorno, un mio amico, anch'egli studente, è arrivato a scuola con un bellissimo orologio, nuovo e io l’ho rubato.
Poco dopo, il mio amico ha notato il furto e subito si è lamentato con il nostro insegnante, che era lei.

Allora, lei ha detto alla classe:
- L'orologio del vostro compagno è stato rubato durante la lezione di oggi. 
Chi l'ha rubato, per favore, lo restituisca.

Ma io non l'ho restituito perché non volevo farlo.

Poi lei hai chiuso la porta e ci ha detto a tutti di alzarci in piedi perché avrebbe controllato le nostre tasche una per una.
Ma, prima, ci ha detto di chiudere gli occhi.

Così abbiamo fatto e lei ha cercato tasca per tasca e, quando è arrivato da me, ha trovato l'orologio e l'ha preso.
Ha continuato a cercare nelle tasche di tutti e, quando ha finito, ha detto:
- Aprite gli occhi. Ho trovato l'orologio. 

Non mi ha mai detto niente e non ha mai menzionato l'episodio.
Non ha mai fatto il nome di chi era stato quello che l'aveva rubato.
Quel giorno, lei ha salvato la mia dignità per sempre.
È stato il giorno più vergognoso della mia vita.

Non mi ha mai detto nulla e, anche se non mi ha mai sgridato né mi ha mai chiamato per darmi una lezione morale, ho ricevuto il messaggio chiaramente.
E grazie a lei ho capito che questo è quello che deve fare un vero educatore.
Si ricorda di questo episodio, professore?

E il professore rispose:
- Io ricordo la situazione, l'orologio rubato, di aver cercato nelle tasche di tutti ma non ti ricordavo, perché anche io ho chiuso gli occhi mentre cercavo.

Questo è l'essenza della decenza.
Se per correggere hai bisogno di umiliare, allora non sai insegnare.

Anonimo

con Gioia, Amore e Gratitudine💗  Màriah


25 settembre 2019

Lo scoglio, racconto

Vi ricordate dei miei racconti in 20 righe di qualche anno fa? Nooooooo? Andate subito a leggerli! Scherzo, fa niente se non li ricordate. Però se siete curiosi e volete leggerli o rileggerli, trovate la scheda "i miei raccontini" sulla barra del menu. Vi facilito il compito: CLICCATE QUI

Intanto che decidete sul da farsi, vi lascio alla lettura di questo mio nuovo racconto breve (in più di 20 righe).

Dedicato a tutti i "fratelli del cuore", in modo particolare al mio.💕


IL NOSTRO SCOGLIO

 “come può uno scoglio…?” 
(parafrasando la canzone di Lucio Battisti)


Miriam si sentiva un po' inquieta, uscire di casa le avrebbe sicuramente giovato. Decise, perciò, di andare a fare una passeggiata, anche se non ne aveva una gran voglia.

Camminare le faceva bene, le liberava la mente; in un certo qual modo la rigenerava, vuoi perché si concentrava sulle cose belle che incontrava sul suo cammino, vuoi perché, comunque, un po’ di esercizio fisico, a detta di tutti, sembra che faccia bene e, almeno quel minimo, doveva pur farlo! Eppoi, tutto sommato, era solo pigra, in realtà le piaceva molto passeggiare, preferibilmente senza meta e senza fretta, in compagnia di se stessa.

E così, camminando camminando, passo dopo passo si rilassava e scioglieva le tensioni accumulate nel corpo. La sua testa, però, non era proprio vero che si liberava, sembrava, invece, che mille pensieri impazziti si fossero dati appuntamento per affluire tutti allo stesso istante. Lei li osservava passare senza soffermarsi su nessuno di essi.

Pensieri a vanvera, come li chiamava lei, che non avevano attinenza l'uno con l'altro. Mentre sorrideva sulla stranezza di questa cosa, un pensiero catturò la sua attenzione, e vi ci soffermò: "Avere un fratello è una cosa bellissima!".

Prestò particolare attenzione a questo tipo di pensieri che, dal quel momento in poi, si erano trasformati in ricordi... Spezzoni di vita le si presentavano a ritroso, come un conto alla rovescia: quando era già grandicella, quando era una ragazzina, quando era un po’ più piccina, quando, addirittura, era una bimbetta appena.

Che bella l'infanzia, si disse, l'età dell'innocenza! Che bello era quando credevamo che tutto fosse indissolubile e imperituro! Quando si credeva anche che tutto fosse avverabile, come nelle favole. E, come nelle storie più belle, era possibile cambiare scenari a seconda del proprio volere e vivere la vita come la si voleva vivere. Cosa che realmente accade, solo che non lo sapevamo.

Non ci hanno ma insegnato che potevamo guidare i nostri pensieri affinché essi potessero guidare noi. Non ci hanno mai insegnato il potere che ha la nostra mente e nemmeno che potevamo impiegare i pensieri per costruire il nostro mondo futuro. Credevamo che fosse solo un gioco, una magia che fanno solo i bambini, invece, per davvero, i pensieri plasmano le cose.

E ora, che siamo grandi e che lo sappiamo, non lo facciamo. Il più delle volte lasciamo che la vita ci accada e passi. E certo, è meno faticoso... E’ più…

Stava per ragionare, tra sé e sé, su questo concetto, quando si ricordò che era uscita per essere mentalmente leggera e per non pensare a niente. Si appuntò mentalmente l'argomento e si ripromise che lo avrebbe ripreso e sviluppato la sera stessa. Per quanto importante e profondo potesse essere, tutto ciò la stava distraendo dall’essere presente.

Tornò a concentrarsi sul suo respiro, sui suoi passi, su quello che vedeva intorno, sulla brezza piacevole e leggera che si era alzata da poco... quando, al di là della strada, lo vide. Era proprio lui, Elio, suo fratello. Non si vedevano da parecchio tempo. Che bello rivederlo proprio ora! E che coincidenza!

Fecero un tratto di strada insieme e, dopo i convenevoli, “Che fine hai fatto? Come va? Dove vai?”, chiacchierarono gioiosamente di quando erano più giovani e spensierati.  Il discorso, molto animato, era arricchito da risatine e frasi che iniziavano con "ti ricordi?", "ti ricordi?"...  

E come fai a scordare certi avvenimenti, le esperienze vissute assieme, le emozioni, le risate, i pianti, certi giochi, certi scherzi, certi litigi... E quella volta che… Ma tu, ti ricordi...?

Ah, che nostalgia!

"Ti ricordi quando andavamo al nostro scoglio e, seduti, con gli abiti addosso, lasciavamo che schizzi e spruzzi salati delle onde ci bagnassero allegramente?"

Lo scoglio, era sempre stato il nostro posto. Tutti lo sapevano. Dicevano di noi due: "vanno là... saranno là... sono sempre là..." Ma, stranamente, nessuno ci aveva mai raggiunto e trovato. Come se dentro, forse oltre, lo scoglio si aprisse un varco che ci inghiottiva e ci proteggeva, nascondendoci al mondo là fuori.

Si scambiarono uno sguardo. Conoscevano molto bene quella scintilla che stava attraversando i loro occhi. Era un'occhiata d’intesa che non aveva bisogno di parole. Fu così che, senza parlare, decisero di andarci di nuovo e subito al loro scoglio, in barba agli impegni, agli acciacchi dovuti all’età e a tutti quanti!

I due fratelli lasciarono la strada principale per imboccare un viottolo che affiancava un piccolo corso d’acqua e che li avrebbe portati dritti dritti al loro posto segreto che già si intravvedeva all’orizzonte. Era più vicino di quanto si potesse pensare. In men che non si dica, eccoli davanti al loro scoglio.

Che grande emozione! Miriam provava addirittura un senso di eccitazione, aveva il cuore in gola e le mancava persino il respiro tanto era agitata.

Tutto era rimasto come allora, era proprio come lo ricordavano, tale e quale persino nei dettagli. Non era cambiato niente. Incredibile, c’erano ancora le loro impronte sul terreno sabbioso lì intorno!  
Quale prodigio era mai questo? si chiese la donna, rimanendo a bocca aperta per lo stupore.

“E’ ancora tutto uguale, esattamente come lo abbiamo lasciato” disse Elio guardandosi attorno e saltellando qua e là. “Dai, vieni, sediamoci! Prometto che questa volta non ti butto in acqua come l’ultima volta!” aggiunse, ridendo di cuore.

Miriam ebbe appena il tempo di pensare che, cosa alquanto bizzarra, lei e il fratello non avevano mai avuto uno scoglio tutto per loro, non sono neppure mai vissuti al mare e non avevano nemmeno mai avuto un posto speciale, il loro posto...

E successe che, all'improvviso, proprio come quando erano dei piccoli fanciulli, il mondo perdeva i suoi contorni rigidi e delineati e non aveva più contorni né confini, la luce si era caricata dei colori dell’arcobaleno ed il tempo aveva smesso di scorrere.

Loro due, Elio e Miriam, erano lì, come una volta, esattamente dove desideravano essere: insieme, al centro dell'Universo e null'altro importava.

mv


con Gioia, Amore e Gratitudine💗  Màriah

16 settembre 2019

Pronto??? Come stai?

Questo è un racconto molto bello, toccante, che fa riflettere. 
L' ho già letto molte volte ed ogni volta che mi capita di rileggerlo, mi commuovo. 
Non è nemmeno escluso che l'abbia anche già pubblicato... Tanto, lo so, nessuno va a fare una ricerca a ritroso nel blog per verificare se è vero... al massimo, vabbeh, lo leggerete due volte! 


Una sera ho ricevuto una telefonata da un caro amico.
Mi ha fatto molto piacere la sua telefonata e la prima cosa che mi ha chiesto è stata: “Come stai?” Non so perché gli ho risposto: “Mi sento molto solo” “Vuoi che parliamo?” Mi disse. Gli ho risposto di si, e mi ha subito detto: “Vuoi che venga a casa tua?” Io ho risposto di sì.
Depose la cornetta del telefono e in meno di 15 minuti, lui stava già bussando alla mia porta.
E così io gli ho parlato per molte ore di tutto, del mio lavoro, della mia famiglia, della mia fidanzata, dei miei dubbi e lui sempre attento mi ascoltava.
E così si è fatto giorno, mi sentivo rilassato mentalmente, mi ha fatto bene la sua compagnia, soprattutto il suo ascolto, mi sono sentito sostenuto e mi ha fatto vedere i miei sbagli.
Mi sentivo molto bene e quando lui si è accorto che mi sentivo meglio, mi ha detto: “Bene, ora me ne vado, perché devo andare al lavoro” Io mi sono sorpreso e gli ho detto: “Perché non mi hai avvisato che dovevi andare al lavoro? Guarda che ora è, non hai dormito niente, ti ho tolto tutto il tempo questa notte”.  Lui ha sorriso e mi disse: “Non c’è problema, per questo ci sono gli amici!”
Mi sono sentito molto felice e orgoglioso di avere un amico così. L’ho accompagnato alla porta di casa e mentre lui camminava verso l’auto gli ho gridato da lontano: “Ora è tutto a posto, ma perché mi hai telefonato ieri sera così tardi?”
Lui ritornò verso di me e mi disse a voce bassa che desiderava darmi una notizia, ed io gli ho chiesto: “Cos’è successo?” Mi rispose: “Sono andato dal dottore che mi ha detto di essere molto malato” Io rimasi muto… ma lui mi sorrise e mi disse: “ Ne riparleremo, ti auguro una bella giornata” Si è girato e se ne è andato.
Mi è servito un po’ di tempo per rendermi conto della situazione e mi sono chiesto più volte: perché quando lui mi ha chiesto come stavo, io mi sono dimenticato di lui ed ho solo parlato di me?
Come ha avuto la forza di sorridermi, di incoraggiarmi, di dirmi tutto quello che mi ha detto, stando in quella situazione? Questo è incredibile!
Da quel momento la mia vita è cambiata. Ora sono meno drammatico con i miei problemi e godo di più per le cose belle della vita. Adesso dedico il giusto tempo alle persone a cui voglio bene… Auguro loro che abbiano una bella giornata e ricordino che: “ Colui che non vive per servire… non serve per vivere…”
La vita è come una scala, se tu guardi in alto, sarai sempre l’ultimo della fila, ma se tu guardi in basso, vedrai che ci sono molte persone che desidererebbero essere al tuo posto.
(fonte: web - autore sconosciuto)

con Gioia, Amore e Gratitudine💗  Màriah

30 luglio 2019

Passeggiando nella pioggia

Ho trovato questo scritto tra "i ricordi" che Facebook ci propone ogni giorno.
Non me lo ricordavo e siccome lo trovo carino, ho deciso di pubblicarlo, così stringato com'è, senza modificarlo.
A dire il vero, mi ha fatto venire un po' nostalgia dei "miei raccontini" e della scrittura in generale. 
In effetti manco dal blog da un pochino... o quanto meno sono stata poco assidua.
Mi rifarò! Questa non è una minaccia... è una promessa!

Buona lettura!

Mi alzo presto, mi preparo con cura, esco sotto la pioggia mentre si sta facendo giorno.
E' bellissimo! 
Incontro un folto gruppo di persone che sta camminando.
Penso "che bravi tutti questi che vanno a camminare di buon mattino, nonostante stia piovendo e tiri vento!" 
Sembra persino una processione, forse stanno andando in chiesa.
C'é anche gente che non é del posto e una persona in particolare (un continentale che conosco e stimo molto) quando mi vede mi sorride e fa un cenno come di approvazione. 
Cerco di capire e di indagare il motivo di tanta affluenza, quando vengo strattonata da qualcuno che richiama la mia attenzione...
Sono un tantino infastidita, a dire il vero! E allora mi giro di scatto per individuare il colpevole... 
I miei occhi si spalancano e come un faro gettano luce tutt'intorno...

Azz!!! Sono ancora a letto e sono quasi le 9... 
Peccato, mi piaceva 'sto fatto! Mi piaceva un sacco!
Un sogno quasi lucido...


Vabbeh, andiamo a iniziare la giornata con un leggero ritardo! 

Buongiorno a tuttitutti, ai mattinieri, ai camminatori e anche ai più pigri e sedentari... 😎 e a tutti voi che vi siete presi la briga di leggere 'sta pappardella!😘❤😘

***** *****

Questo brevissimo racconto mi ha fatto pensare ad una carissima amica, anzi le amiche sono due, che diligentemente e dilettevolmente, dedicano una parte del loro tempo a fare salutari camminate. 
Quindi, dedico a loro, Agnese ed Ivana, questo post, nella speranza che lo leggano e che sorridano almeno un po'. 🙋 Ciao ragazze! Un abbraccio.

E poi, chissà... magari mi sono imbattuta proprio nel loro gruppo del cammino! 

con Gioia, Amore e Gratitudine💗  Màriah

20 maggio 2019

Il corpo umano

Il corpo umano è una macchina perfetta. E come ogni macchina, perfetta che sia, ha bisogno di essere mantenuto con cura e ogni tanto manutenuto con altrettanta cura. Il tempo, in senso di età, e l'usura potrebbero danneggiare la macchina  e originare un malfunzionamento.

Perciò, ad un certo punto della tua vita può essere che ti vengano degli acciacchi, qualche dolorino che, comunque, riesci a tenere bene a bada. E le tue giornate scorrono come sempre, più o meno, accomodando la tua macchina corpo in base ai tuoi fastidi e adattandola alle tue piccole limitazioni.

La differenza con le altre macchine è che il nostro corpo ha la facoltà di auto-rigenerarsi, è in grado di ripararsi da solo. Un aiutino diamoglielo pure, ma non esageriamo!

Prendiamo un caso piuttosto comune.
Ti fa male una spalla. A seconda dei movimenti, senti scricchiolare e hai dolore. Ti accorgi che non riesci più a muoverla agevolmente e non puoi girare il braccio più di tanto. Non riesci a fare una rotazione completa. Ma chi se ne frega?  E quando mai hai fatto una rotazione completa del braccio? Nemmeno da giovane, quando non avevi alcun disturbo, ti sei mai esibito in una roba del genere!

E così, un bel giorno, decidi di andare dal medico. Il dolore non è così tanto forte, non ti debilita, è solo fastidioso. Quando ti occupi di altre cose nemmeno te ne ricordi.  Però decidi di andare dal medico, perché... Perché? Perché hai dei sintomi, perché è giusto che il tuo dottore lo sappia, e perché è così che si usa.

Vai dal medico con un'aspettativa positiva, con la speranza che una pomatina miracolosa, una  pastiglietta o una punturina, ti faccia passare tutto, subito, e magari per sempre. Il medico, che non si sogna nemmeno di dare un'occhiata alla tua spalla, ti prescrive sì la punturina da fare, quella più strong ovviamente, nel mentre ti manda da una serie di specialisti. Ligio al suo dovere.

Perché, si sa, i dolori passano, ma la cartilagine... lo sfregamento delle ossa... l'artrosi... la cuffia rotatoria... si va incontro a degenerazione dovuta all'usura... Meglio intervenire.

Lastre, visite, altri esami strumentali, palpamenti vari... la spalla si infiamma e duole sempre di più. Insieme ad essa si infiamma anche la tua testa, cominci ad avere pensieri assillanti, di paura e di preoccupazione. Pian piano ti stai trasformando da "persona che ha dei disturbi" a "persona malata."

Arriva la diagnosi, ed è fatta: non hai più scampo. La diagnosi è stata pronunciata: ora sei un malato! Ora sei marchiato e comincia il tuo calvario. Da questo momento in poi vivi in funzione della tua spalla. Sei identificato totalmente nella tua spalla, SEI la tua spalla!

Forse, un domani non troppo lontano,  potrai vantare anche l'appartenenza al mondo bionico, con la tua nuova protesi alla spalla!

Ed ho parlato solo della spalla, non di organi interni o di altri apparati...

Non ho accennato a prognosi per lo più catastrofiche e alle parole spesso poco incoraggianti che le accompagnano congiuntamente ad un tono a dir poco terroristico...

Non ho parlato dei veleni che verranno introdotti nel tuo corpo, medicinali che invece di guarirti causano altre malattie per le quali devi ricomincerai tutto l'iter da capo, in aggiunta a quello che già stai facendo.... code, sportelli, ambulatori, analisi...  .e ancora farmaci.

Ma non ti lamentare, visto che certe cose non le potrai più fare, dovrai pure tenerti occupato!

Ho letto di una statistica americana (sono sempre degli americani le ricerche e le statistiche pubblicate) dove ad alcuni pazienti era stata annunciata una diagnosi nefasta e ad altri, con lo stesso problema, era stata taciuta; a questi ultimi era stato detto che la terapia (blanda) era solo di tipo preventivo.
Ti lascio indovinare come sia andata a finire... Non c'è bisogna che lo dica io!

Bisognerebbe imparare dagli animali, da quelli che non sono ancora stati troppo umanizzati

La mia gatta, la Sissi, fa così: quando non sta bene si isola, si nasconde nell'armadio, non mangia e non esce  dal suo rifugio sino a quando non sta bene, prendendosi tutto il tempo che le é necessario, quello che serve al suo corpo per ripararsi da solo.

Ma noi siamo esseri intelligenti e - ok, magari nell'armadio è meglio che non ci andiamo! - non  concediamo nemmeno un secondo di tempo al nostro corpo per auto-guarirsi. Anzi, più è in difficoltà  più lo stressiamo con un surplus di lavoro, depauperando anche quella poca energia che gli rimane.

****** ******

Questo post non mira a niente, non propone soluzioni, non suggerisce alternative. Non condanna e non denuncia niente. E non vuole nemmeno sollevare polemiche o indignazione.
Apposta ne ho parlato in modo leggero, quasi ironico e semiserio, e anche fin troppo semplicistico; giusto per evidenziare e osservare con un punto di vista neutro, un funzionamento e un fenomeno puramente meccanici, automatici.

💗 Con Amore, Gioia e Gratitudine💗 màriah

19 aprile 2019

Sul personaggio Gesù di Nazareth

A Cesare Tiberio, appare in Galilea un uomo giovane che, in nome di Dio che lo aveva inviato, predicava umilmente una nuova legge. Dapprima credetti che sua intenzione fosse di sollevare il popolo contro i romani. Ma presto i miei sospetti si cancellarono.
Gesù di Nazareth parlò meglio come amico dei romani che non dei giudei.


Un certo giorno osservai, tra un gruppo di persone, un uomo giovane che, appoggiato al tronco di un albero, parlava tranquillamente alla moltitudine che lo circondava. Mi si disse che era Gesù. Questo potevo supporlo facilmente per la grande differenza che esisteva tra lui e quelli che lo ascoltavano.

La capigliatura rossa e la barba conferivano al suo aspetto un insieme celestiale.
Sembrava avesse circa 30 anni. Non avevo mai visto una faccia più amabile e simpatica. Che grande differenza c'era tra lui con la sua carnagione chiara e quelli che lo ascoltavano con le loro barbe nere.
Siccome non desideravo molestarlo con la mia presenza, proseguii il cammino, comandando tuttavia al mio segretario che si unisse al gruppo ed ascoltasse.

Più tardi il mio segretario mi informò che non aveva letto mai nelle opere dei filosofi nulla che potesse paragonarsi agli insegnamenti di Gesù. Mi informò che Gesù non era un seduttore, né un agitatore. Per questo decidemmo di proteggerlo.
Era libero di agire, di parlare e di riunire il popolo. Questa libertà illimitata provocava i giudei, li indignava e li irritava; ma non i poveri, solo i ricchi e i potenti. Più tardi scrissi una lettera a Gesù e gli chiesi un colloquio al Pretorio.Si affrettò.

Quando il Nazareno apparve io stavo facendo la mia passeggiata mattutina e nel guardarlo i miei piedi sembravano legati con cinghie di ferro al pavimento di marmo, mentre io tremavo con tutto il corpo come un essere colpevole, e lui rimaneva tranquillo.
Senza muovermi ammirai per alcuni istanti questo uomo eccezionale. Non c'era nulla nel suo aspetto che fosse repulsivo, anzi in sua presenza sentii un profondo rispetto. Gli dissi che lui e la sua personalità erano come circondati da una semplicità contagiosa che lo poneva in cima ai filosofi e ai maestri del suo tempo.

A me e agli altri causava una profonda impressione dovuta alla sua amabilità, semplicità, umiltà e amore.
Questi sono, nobile signore, i fatti che si riferiscono a Gesù di Nazareth. E mi sono preso tempo per informarti dei dettagli minori di questo tema. Credo che un uomo che sa trasformare l'acqua in vino, che cura gli infermi, che resuscita i morti, che calma il mare burrascoso, non è colpevole di un atto criminale.

E come altri hanno detto dobbiamo ammettere che Egli sia realmente il figlio di Dio.
Il tuo obbediente servitore, Ponzio Pilato

(L'originale di questo documento si conserva nella Biblioteca Vaticana di Roma, e se ne possono trovare delle copie alla Biblioteca del Congresso a Washington.)

💗 Con Amore, Gioia e Gratitudine💗 màriah

15 aprile 2019

Se avessi un cane... (pensiero sciolto)

Ah, se avessi un cane...

Se avessi un cane
mi prenderei cura di lui, sarei attenta ai suo bisogni.

Ma un cane non ce l'ho.

Ho una gatta, anzi sono due.
Il gatto è differente.
Il gatto non è il tuo gatto, tu sei il suo badante.

Se avessi un cane
lo porterei sempre con me, ovunque.
Staremmo sempre insieme.

Ho avuto un cane (lo avevano i miei genitori), una cagnolina di nome Diana,
L’ho amata tantissimo.

Se avessi un cane
lo porterei a spasso, lo lascerei correre, ci giocherei.
Sarebbe il mio migliore amico.
Gli racconterei di me, dei miei sogni, delle mie speranze e delle mie sconfitte.
Chissà, forse starebbe ad ascoltarmi.

Ah, se avessi un cane…

Ma un cane non ce l'ho.

Ho solo "me".
E con me lo posso certo fare,
posso fare tutto questo e di sicuro mi farebbe un gran bene.
E allora, dai su, coraggio, andiamo...

Mi metto il guinzaglio e mi "esco".

💗 Con Amore, Gioia e Gratitudine💗 màriah

10 aprile 2019

Ad ogni organo un compito ben preciso


Ad ogni organo il suo compito

Il Cuore ha la carica di Signore e di maestro,
emana lo splendore degli spiriti.

Il Polmone ha la carica di ministro e cancelliere,
controlla la regolazione.

Il Fegato ha l'incarico di comandante dell'esercito,
emana l'analisi della situazione e la progettazione dei piani.

La Vescica Biliare ha l'incarico del giudizio e dell'esatto,
emana determinazione e decisione.

La Milza e lo Stomaco hanno l'incarico dei fienili e dei granai,
emanano i cinque sapori.

Il Grosso Intestino ha l'incarico del transito,
emana i residui della trasformazione.

Il Piccolo Intestino ha l'incarico di ricevere e far prosperare,
emana le sostanze trasformate.

I Reni hanno l'incarico di suscitare potenza,
emanano l'abilità.

Il Triplice Riscaldatore ha l'incarico di aprire e chiudere i passaggi e di canalizzare,
emana il comando dei liquidi.

La Vescica ha l'incarico dei territori e delle città,
tesaurizza i liquidi corporei,
sotto l'effetto delle trasformazioni effettuate dai soffi,
emana la potenza delle uscite.

Questi dodici incarichi formano un insieme interdipendente,
che non ammette nessuna mancanza.

Quando il Maestro diffonde la luce,
i sudditi sono tranquilli;
un tale modo di prendersi cura della vita procura la longevità,
di generazione in generazione,
e l'Impero sotto il Cielo risplende di una grande luce.








Autori vari


💗 Con Amore, Gioia e Gratitudine💗 màriah 

7 febbraio 2019

L’albero delle nuove relazioni

Parola chiave: GENTILEZZA.

Cercavo su google l'immagine di un albero e ho trovato questo. Non so di chi sia, nessuna informazioni in merito. Mi è sembrato carino e l'ho riportato.
Ci sono, a dire il vero, almeno 3 versioni sia del testo e che della forma dell'albero. Questa è la versione che più mi è piaciuta.

L’albero delle nuove relazioni 


Canta, Cammina, Sorridi a tutti.
Saluta per primo chi incontri per la strada.
Di a qualcuno: "Ti voglio bene".
Sappi scherzare con te stesso.
Perdona e dimentica il male ricevuto.

Abolisci la parola rancore dal tuo vocabolario.
Regalati ogni giorno dieci minuti di silenzio.
Parla con Dio, getta in Lui ogni tuo affanno.
Permettiti di sbagliare.
Chiedi aiuto.

Spegni il televisore ogni tanto e dialoga con hi ti sta vicino.
Comportati gentilmente.
Mantieni le promesse fatte.
Ricorda compleanni e onomastici.
Leggi un buon libro.
Cambia pettinatura.
Ascolta la vicina sola che ti blocca, quando avresti cento altre cose da fare.

Fermati a contemplare il cielo.
Ringrazia Dio per il Sole.
Lasciati guardare da un fiore, dalle nuvole, dalle stelle.

Nascondi i tuoi crucci. Dimostra la tua felicità.
Accetta un complimento. Fatti un regalo.
Canta, mentre fai la doccia.
Lascia che qualcuno abbia cura di te.
Aiuta un ammalato.

Impedisciti, per un giorno, di dire: "Non posso".
Guarda un fiore con attenzione.
Accarezza un bambino.
Dai una pacca sulla spalla di un amico.
Vivi con intensità il momento presente.
Compi le tue azioni come se fossero dei piccoli capolavori.

Pratica il coraggio e la fedeltà nelle piccole cose.
Fai il tifo per la tua squadra.
Cerca d’essere te stesso. Impara ad ascoltare.
Chiedi scusa, se lo ritieni giusto e opportuno.
Lascia stare i pettegolezzi.
Sii un incorreggibile ottimista. 
Porta a compimento un impegno con lo stesso entusiasmo degli inizi.

Osserva le gemme che si dischiudono e ascolta:
Il respiro del vento tra le fronde degli alberi.

Quando sei giù di corda, ascolta una musica allegra e,
se ne hai desiderio, mettiti a ballare.
Fai la spesa per il vicino anziano.
Coltiva un hobby che ti piace
Compi un favore.

Fa sentire benvenuto chi viene a trovarti.
Sii amorevole verso tutti.
Fidati degli altri.
Perdonati.

Impegnati a vivere con passione: 
nulla di grande si fa senza di essa. 
Non sentirti solo. 
Credi che in ogni cuore 
c’è un germe di bontà 
e di bene da scoprire.
Pensa agli ostacoli come occasioni per sviluppare qualità.
Persegui sempre, nonostante tutto, il tuo ideale di buono, di vero e di bello.


💗 Con Amore, Gioia e Gratitudine💗 màriah 

20 gennaio 2019

Il segreto di Bruce Lee

La parola "segreto" è decisamente magnetica, altamente attrattiva. Ogni volta che qualcuno la pronuncia, o quando la si legge, si accendono dei sensori, si mettono in moto un sacco di cosette, tra cui una maggior attenzione, anche se apparentemente non sei interessato all'argomento trattato. Per questo motivo la parola "segreto" è così inflazionata, ha un'ottima presa su un vasto pubblico. Di sicuro la curiosità viene risvegliata.

E allora, quale sarà mai il segreto di Bruce Lee?
E' un semplice esercizio, davvero semplicissimo ed anche efficace.

Cito:

Vi dirò il mio segreto
per liberare la mente dai pensieri negativi.
Quando un tale pensiero entra nella mia mente
lo visualizzo come se fosse scritto su un pezzo di calta
quindi gli do mentalmente fuoco
e lo visualizzo mentre brucia
fino a diventare cenere.
Il pensiero negativo è distrutto
e non entrerà più.

Un suggerimento. Se potete, fatelo concretamente!
Scrivetelo su un pezzo di carta, bruciatelo e osservate il vostro pensiero negativo che si consuma e svanisce trasformandosi in un mucchietto di cenere. Come vi sentite?
Anche ridurre il vostro foglietto di carta in tantissimi pezzettini va bene, più che altro strappare la carta scarica la rabbia, in questo caso rabbia legata a quel pensiero.
Si possono fare entrambe le cose, prima scaricate la rabbia strappando il foglio di carta, poi gli date fuoco.

 Tecniche Segrete di Bruce Lee - Vol. 1 Tecniche di autodifesa 
Puoi trovare i libri di Bruce Lee e  "Le tecniche di Bruce" suddivise in 4 volumi, su Macrolibrarsi

💗 Con Amore, Gioia e Gratitudine💗 màriah 

P.S.: Mentre sto ultimando il post, poco prima di pubblicarlo, in tv stanno dando il film "Dragone" sulla vita di Bruce Lee... sarà o conterrà un messaggio?

2 gennaio 2019

Quale tempo?

Caspita, mentre aspetto che passi la lunga ed intensa estate e che venga Natale, ecco che siamo già nel 2019. E l'autunno che fine ha fatto? E' passato in un un soffio. Eh, ma si sa, il tempo è relativo, come diceva un tipo che ne sapeva tanto!


Conversazione avuta qualche giorno fa con un negoziante di un piccolo market locale.

Negoziante: "Vieni, appoggia i prodotti sul banco, non tenerli in mano che pesano...
Che gentile, penso. Lo ringrazio e gli sorrido.
Ma lui prosegue: "...che hai una certa età!"
Ecco. Aveva cominciato così bene... è bastata una parola di troppo per rovinare l'atmosfera.
Io, dopo aver miseramente snocciolato alcuni luoghi comuni, tra cui: "l'età è solo un numero anagrafico" "Uno ha gli anni che si sente"...etc. etc... Aggiungo: "Ma chi avrà inventato le date? E sopratutto perché mettere dei numeri accant ad un nome? Ti immagini, se non ci fossero i numeri ad incasellare il tempo? Come si faceva una volta? Contavano le lune, le stagioni? Ma prima ancora?"
- E mi riprometto di fare una ricerca. -
"Però, ti immagini... Uno nasce un giorno e va avanti, si accorge dei cambiamenti che avvengono in lui e nella natura, e passa un tot, un tot che non si sa quanto. Non sei condizionato dai numeri..."
Negoziante: "E certo, vieni messo lì, e ti viene detto: ora fai quello che puoi... senza sapere niente del tempo che scorre, quanto tempo scorre e quanto ne hai a disposizione... senza date, senza scadenze... Sarebbe bello, però!"
Mi guarda strano, con quello sguardo di uno visibilmente confuso ma anche sorprendentemente coinvolto, di uno che sta elaborando il concetto nella sua testa.
Finisco di pagare, saluto ed esco.

Ma rimane una frase nella mente, su cui riflettere: "ora fai quello che puoi".  Proprio così! Vivere il presente facendo del proprio meglio. QUI e ORA. Non serve un calendario, nessuna datazione e nemmeno un orologio... giacché il tempo non esiste quando sei nella presenza.-

Dopo aver riposto la spesa, ho sistemato alcuni documenti e tra questi è spuntata fuori una delle mie vecchie poesie (anni 70) dal titolo "Inerzia del Tempo", lunghissima... Mi scappa l'occhio sulle prime righe. Recita così: "... quanti anni ho ben non ricordo, forse 10, 20 30, forse 50 forse 100 non so..."
Mi viene da ridere. Curioso,vero?

E a proposito di curiosità... l'ho fatta la ricerca!
Ovviamente, ogni civiltà ed ogni epoca aveva il proprio sistema di misurazione del tempo.
Adesso consideriamo solo l'epoca più vicina a noi occidentali, quella romana.

Il primo calendario di cui si ha conoscenza è il calendario lunisolare di Romolo,  del quale, però, si hanno notizie molto vaghe. Pare che nel calendario di Romolo i mesi fossero dieci e l'anno iniziasse  nel mese di marzo.

Al secondo re di Roma, Numa Pompilio, venne attribuito il calendario lunisolare di 12 mesi. I mesi avevano una lunghezza variabile da 29 a 31 giorni. In totale i giorni dell'anno erano 355, 10 in meno rispetto ai giorni dell'anno solare. Per compensare questa differenza si ricorreva all'intercalazione di un mese straordinario di 22 o 23 giorni ogni due anni; il mese era noto come Mercedonio o Intercalare.
Il calendario di Numa era piuttosto articolato e complesso;  ha subito parecchie modificazioni e aggiustamenti, nonché notevoli ritardi rispetto ai cicli delle stagioni, causati da errori di calcolo e di gestione da parte di alcuni sacerdoti che se ne occupavano.
Venne usato sino al 46 a.C.  Fu sostituito dal calendario Giuliano.

Il calendario Giuliano è un calendario solare, cioè basato sul ciclo delle stagioni. Fu elaborato dall'astronomo egizio Sosigene di Alessandria e promulgato da Giulio Cesare (da cui prende il nome).

L'attuale calendario, come credo che tutti sappiano, è stato introdotto da  Papa Gregorio XIII, nel 1582

 Di seguito riporto un articolo che avevo salvato precedentemente dal sito  http://online.scuola.zanichelli.it/ che parla delle varie metodologie utilizzate per classificare il tempo.

Buona lettura!

I metodi di datazione adottati nel corso della storia
Gli uomini hanno adottato differenti metodi di datazione, perché questa è strettamente legata alla visione del mondo, che è differente da una civiltà all’altra. Ogni civiltà ha attribuito una particolare importanza agli anni in cui si sono verificati gli avvenimenti considerati fondamentali nella sua storia.
Nelle civiltà mesopotamiche e in quella egizia il calcolo del tempo avveniva sulla base della successione delle dinastie e questo metodo fu seguito da molti popoli. Gli Indiani adoperavano un sistema più filosofico che cronologico: dividevano il tempo in yuga; quattro yuga costituivano un mahayuga, che comprendeva 4 320 000 anni; mille mahayuga formavano un kalpa, che misurava la durata dell’Universo. Nell’attività pratica, invece, contavano gli anni prendendo come punto di riferimento l’ascesa dei re al trono. Nel VI secolo a.C. la morte di Buddha fu scelta come inizio di una nuova era. La misurazione del tempo elaborata dai Maya ha qualche analogia
con quella degli Indiani. I sacerdoti maya, infatti, inventarono un metodo che si fondava sul numero 20 e sui suoimultipli, fino a immaginare un lunghissimo periodo di 64 000 000 di anni, definito alautun. Questo non avevaalcun valore pratico, ma dava ai sacerdoti maya l’illusione di poter dominare il corso del tempo, calcolandolo.
Prima del 163 d.C. i Cinesi riferivano gli avvenimenti alle dinastie. In quell’anno l’imperatore Han Wen Ti introdusse
l’usanza di indicare gli anni col «nome del regno»: a ogni nuovo imperatore veniva adottato un nuovo «nome del regno». Questo metodo fu utilizzato anche dai Giapponesi, che facevano riferimento a due «cronache», cioè a due raccolte di avvenimenti, di cui solo una era ordinata cronologicamente.
Secondo la tradizione ebraica, il mondo sarebbe stato creato nell’anno che, nella cronologia cristiana, corrisponde al 3760 a.C. Gli Ebrei contavano gli anni a partire dalla creazione del mondo e  itenevano che da Adamo ad Abramo ne fossero trascorsi 2576. Questo calcolo si basava sulla lunghezza ultracentenaria delle vite dei patriarchi, dei quali narra la Bibbia.
I Greci indicavano gli anni con i nomi dei magistrati in carica (chiamati perciò eponimi) oppure riferendoli alla data di fondazione delle città. Eratostene di Cirene promosse l’uso di dividere il tempo in periodi di quattro anni, che decorrevano da ogni olimpiade. I primi storici greci, Erodoto e Tucidide, adottarono metodi differenti. Erodoto diede indicazioni precise sulla durata dei regni di cui si occupò, ma senza metterli in relazione tra loro sulla base di un’unica data di riferimento; si riferì a tempi molto lunghi, 10 000-20 000 anni, solo quando parlò delle modifiche arrecate dal Nilo alla conformazione geologica del suolo.
Tucidide, per farsi capire da Ateniesi e Spartani, indicò le date sia con l’eponimo di Atene sia con quello di Sparta.
Per esempio, per indicare l’anno dell’origine della guerra del Peloponneso, che per noi è il 431 a.C., fece riferimento all’éforo, cioè al magistrato più anziano del collegio che era in carica in quell’anno a Sparta e dava il nome all’anno, e all’arconte, il magistrato che assolveva la stessa funzione ad Atene. In qualche caso Tucidide cercò date di riferimento in determinati avvenimenti, la firma di un trattato o la fondazione di una città.
I Romani misuravano il tempo sulla base delle liste dei consoli, i magistrati che avevano governato la città. Si trattava di un metodo molto complicato, perché non sempre il governo di ciascuno dei due consoli aveva avuto
la stessa durata e in alcuni anni non c’erano state le elezioni. Solo verso la fine della repubblica i Romani fissarono l’origine di Roma in un anno che corrisponde per noi al 753 a.C. e cominciarono a calcolare il tempo a partire dalla fondazione di Roma (ab Urbe condita).
I cristiani considerarono come data fondamentale della periodizzazione quella della nascita di Cristo. Nel 525 d.C., per porre fine a una discussione riguardante la ricorrenza della Pasqua, Dionigi il Piccolo definì cristiana l’era in cui viveva. La misurazione del tempo sul fondamento della nascita di Cristo fu diffusa soprattutto dal monaco e
storico anglosassone Beda il Venerabile con l’opera Historia ecclesiastica gentis Anglorum (Storia ecclesiastica del popolo degli angli), che arrivava fino al 731 d.C. La sua diffusione nell’Europa continentale fu favorita dall’attività culturale svolta alla corte di Carlo Magno da un altro monaco anglosassone, Alcuino.

Se l'argomento ti interessa e vuoi approfondire, a questo link
https://www.romanoimpero.com/2010/02/calendario-orario-romano.html trovi ukteriori info e dettagli.

Ecco, fino alle origini proprio non ci sono arrivata. Ma la domanda che rimane in sospeso è, e chissà se troverà mai risposta: qual'è stato il motivo che ha spinto qualcuno ad inscatolare il tempo e intrappolarlo tra numeri, segmenti, date... Che bisogno c'era?

💗 Con Amore, Gioia e Gratitudine💗 màriah