20 gennaio 2019

Il segreto di Bruce Lee

La parola "segreto" è decisamente magnetica, altamente attrattiva. Ogni volta che qualcuno la pronuncia, o quando la si legge, si accendono dei sensori, si mettono in moto un sacco di cosette, tra cui una maggior attenzione, anche se apparentemente non sei interessato all'argomento trattato. Per questo motivo la parola "segreto" è così inflazionata, ha un'ottima presa su un vasto pubblico. Di sicuro la curiosità viene risvegliata.

E allora, quale sarà mai il segreto di Bruce Lee?
E' un semplice esercizio, davvero semplicissimo ed anche efficace.

Cito:

Vi dirò il mio segreto
per liberare la mente dai pensieri negativi.
Quando un tale pensiero entra nella mia mente
lo visualizzo come se fosse scritto su un pezzo di calta
quindi gli do mentalmente fuoco
e lo visualizzo mentre brucia
fino a diventare cenere.
Il pensiero negativo è distrutto
e non entrerà più.

Un suggerimento. Se potete, fatelo concretamente!
Scrivetelo su un pezzo di carta, bruciatelo e osservate il vostro pensiero negativo che si consuma e svanisce trasformandosi in un mucchietto di cenere. Come vi sentite?
Anche ridurre il vostro foglietto di carta in tantissimi pezzettini va bene, più che altro strappare la carta scarica la rabbia, in questo caso rabbia legata a quel pensiero.
Si possono fare entrambe le cose, prima scaricate la rabbia strappando il foglio di carta, poi gli date fuoco.

 Tecniche Segrete di Bruce Lee - Vol. 1 Tecniche di autodifesa 
Puoi trovare i libri di Bruce Lee e  "Le tecniche di Bruce" suddivise in 4 volumi, su Macrolibrarsi

💗 Con Amore, Gioia e Gratitudine💗 màriah 

P.S.: Mentre sto ultimando il post, poco prima di pubblicarlo, in tv stanno dando il film "Dragone" sulla vita di Bruce Lee... sarà o conterrà un messaggio?

2 gennaio 2019

Quale tempo?

Caspita, mentre aspetto che passi la lunga ed intensa estate e che venga Natale, ecco che siamo già nel 2019. E l'autunno che fine ha fatto? E' passato in un un soffio. Eh, ma si sa, il tempo è relativo, come diceva un tipo che ne sapeva tanto!


Conversazione avuta qualche giorno fa con un negoziante di un piccolo market locale.

Negoziante: "Vieni, appoggia i prodotti sul banco, non tenerli in mano che pesano...
Che gentile, penso. Lo ringrazio e gli sorrido.
Ma lui prosegue: "...che hai una certa età!"
Ecco. Aveva cominciato così bene... è bastata una parola di troppo per rovinare l'atmosfera.
Io, dopo aver miseramente snocciolato alcuni luoghi comuni, tra cui: "l'età è solo un numero anagrafico" "Uno ha gli anni che si sente"...etc. etc... Aggiungo: "Ma chi avrà inventato le date? E sopratutto perché mettere dei numeri accant ad un nome? Ti immagini, se non ci fossero i numeri ad incasellare il tempo? Come si faceva una volta? Contavano le lune, le stagioni? Ma prima ancora?"
- E mi riprometto di fare una ricerca. -
"Però, ti immagini... Uno nasce un giorno e va avanti, si accorge dei cambiamenti che avvengono in lui e nella natura, e passa un tot, un tot che non si sa quanto. Non sei condizionato dai numeri..."
Negoziante: "E certo, vieni messo lì, e ti viene detto: ora fai quello che puoi... senza sapere niente del tempo che scorre, quanto tempo scorre e quanto ne hai a disposizione... senza date, senza scadenze... Sarebbe bello, però!"
Mi guarda strano, con quello sguardo di uno visibilmente confuso ma anche sorprendentemente coinvolto, di uno che sta elaborando il concetto nella sua testa.
Finisco di pagare, saluto ed esco.

Ma rimane una frase nella mente, su cui riflettere: "ora fai quello che puoi".  Proprio così! Vivere il presente facendo del proprio meglio. QUI e ORA. Non serve un calendario, nessuna datazione e nemmeno un orologio... giacché il tempo non esiste quando sei nella presenza.-

Dopo aver riposto la spesa, ho sistemato alcuni documenti e tra questi è spuntata fuori una delle mie vecchie poesie (anni 70) dal titolo "Inerzia del Tempo", lunghissima... Mi scappa l'occhio sulle prime righe. Recita così: "... quanti anni ho ben non ricordo, forse 10, 20 30, forse 50 forse 100 non so..."
Mi viene da ridere. Curioso,vero?

E a proposito di curiosità... l'ho fatta la ricerca!
Ovviamente, ogni civiltà ed ogni epoca aveva il proprio sistema di misurazione del tempo.
Adesso consideriamo solo l'epoca più vicina a noi occidentali, quella romana.

Il primo calendario di cui si ha conoscenza è il calendario lunisolare di Romolo,  del quale, però, si hanno notizie molto vaghe. Pare che nel calendario di Romolo i mesi fossero dieci e l'anno iniziasse  nel mese di marzo.

Al secondo re di Roma, Numa Pompilio, venne attribuito il calendario lunisolare di 12 mesi. I mesi avevano una lunghezza variabile da 29 a 31 giorni. In totale i giorni dell'anno erano 355, 10 in meno rispetto ai giorni dell'anno solare. Per compensare questa differenza si ricorreva all'intercalazione di un mese straordinario di 22 o 23 giorni ogni due anni; il mese era noto come Mercedonio o Intercalare.
Il calendario di Numa era piuttosto articolato e complesso;  ha subito parecchie modificazioni e aggiustamenti, nonché notevoli ritardi rispetto ai cicli delle stagioni, causati da errori di calcolo e di gestione da parte di alcuni sacerdoti che se ne occupavano.
Venne usato sino al 46 a.C.  Fu sostituito dal calendario Giuliano.

Il calendario Giuliano è un calendario solare, cioè basato sul ciclo delle stagioni. Fu elaborato dall'astronomo egizio Sosigene di Alessandria e promulgato da Giulio Cesare (da cui prende il nome).

L'attuale calendario, come credo che tutti sappiano, è stato introdotto da  Papa Gregorio XIII, nel 1582

 Di seguito riporto un articolo che avevo salvato precedentemente dal sito  http://online.scuola.zanichelli.it/ che parla delle varie metodologie utilizzate per classificare il tempo.

Buona lettura!

I metodi di datazione adottati nel corso della storia
Gli uomini hanno adottato differenti metodi di datazione, perché questa è strettamente legata alla visione del mondo, che è differente da una civiltà all’altra. Ogni civiltà ha attribuito una particolare importanza agli anni in cui si sono verificati gli avvenimenti considerati fondamentali nella sua storia.
Nelle civiltà mesopotamiche e in quella egizia il calcolo del tempo avveniva sulla base della successione delle dinastie e questo metodo fu seguito da molti popoli. Gli Indiani adoperavano un sistema più filosofico che cronologico: dividevano il tempo in yuga; quattro yuga costituivano un mahayuga, che comprendeva 4 320 000 anni; mille mahayuga formavano un kalpa, che misurava la durata dell’Universo. Nell’attività pratica, invece, contavano gli anni prendendo come punto di riferimento l’ascesa dei re al trono. Nel VI secolo a.C. la morte di Buddha fu scelta come inizio di una nuova era. La misurazione del tempo elaborata dai Maya ha qualche analogia
con quella degli Indiani. I sacerdoti maya, infatti, inventarono un metodo che si fondava sul numero 20 e sui suoimultipli, fino a immaginare un lunghissimo periodo di 64 000 000 di anni, definito alautun. Questo non avevaalcun valore pratico, ma dava ai sacerdoti maya l’illusione di poter dominare il corso del tempo, calcolandolo.
Prima del 163 d.C. i Cinesi riferivano gli avvenimenti alle dinastie. In quell’anno l’imperatore Han Wen Ti introdusse
l’usanza di indicare gli anni col «nome del regno»: a ogni nuovo imperatore veniva adottato un nuovo «nome del regno». Questo metodo fu utilizzato anche dai Giapponesi, che facevano riferimento a due «cronache», cioè a due raccolte di avvenimenti, di cui solo una era ordinata cronologicamente.
Secondo la tradizione ebraica, il mondo sarebbe stato creato nell’anno che, nella cronologia cristiana, corrisponde al 3760 a.C. Gli Ebrei contavano gli anni a partire dalla creazione del mondo e  itenevano che da Adamo ad Abramo ne fossero trascorsi 2576. Questo calcolo si basava sulla lunghezza ultracentenaria delle vite dei patriarchi, dei quali narra la Bibbia.
I Greci indicavano gli anni con i nomi dei magistrati in carica (chiamati perciò eponimi) oppure riferendoli alla data di fondazione delle città. Eratostene di Cirene promosse l’uso di dividere il tempo in periodi di quattro anni, che decorrevano da ogni olimpiade. I primi storici greci, Erodoto e Tucidide, adottarono metodi differenti. Erodoto diede indicazioni precise sulla durata dei regni di cui si occupò, ma senza metterli in relazione tra loro sulla base di un’unica data di riferimento; si riferì a tempi molto lunghi, 10 000-20 000 anni, solo quando parlò delle modifiche arrecate dal Nilo alla conformazione geologica del suolo.
Tucidide, per farsi capire da Ateniesi e Spartani, indicò le date sia con l’eponimo di Atene sia con quello di Sparta.
Per esempio, per indicare l’anno dell’origine della guerra del Peloponneso, che per noi è il 431 a.C., fece riferimento all’éforo, cioè al magistrato più anziano del collegio che era in carica in quell’anno a Sparta e dava il nome all’anno, e all’arconte, il magistrato che assolveva la stessa funzione ad Atene. In qualche caso Tucidide cercò date di riferimento in determinati avvenimenti, la firma di un trattato o la fondazione di una città.
I Romani misuravano il tempo sulla base delle liste dei consoli, i magistrati che avevano governato la città. Si trattava di un metodo molto complicato, perché non sempre il governo di ciascuno dei due consoli aveva avuto
la stessa durata e in alcuni anni non c’erano state le elezioni. Solo verso la fine della repubblica i Romani fissarono l’origine di Roma in un anno che corrisponde per noi al 753 a.C. e cominciarono a calcolare il tempo a partire dalla fondazione di Roma (ab Urbe condita).
I cristiani considerarono come data fondamentale della periodizzazione quella della nascita di Cristo. Nel 525 d.C., per porre fine a una discussione riguardante la ricorrenza della Pasqua, Dionigi il Piccolo definì cristiana l’era in cui viveva. La misurazione del tempo sul fondamento della nascita di Cristo fu diffusa soprattutto dal monaco e
storico anglosassone Beda il Venerabile con l’opera Historia ecclesiastica gentis Anglorum (Storia ecclesiastica del popolo degli angli), che arrivava fino al 731 d.C. La sua diffusione nell’Europa continentale fu favorita dall’attività culturale svolta alla corte di Carlo Magno da un altro monaco anglosassone, Alcuino.

Se l'argomento ti interessa e vuoi approfondire, a questo link
https://www.romanoimpero.com/2010/02/calendario-orario-romano.html trovi ukteriori info e dettagli.

Ecco, fino alle origini proprio non ci sono arrivata. Ma la domanda che rimane in sospeso è, e chissà se troverà mai risposta: qual'è stato il motivo che ha spinto qualcuno ad inscatolare il tempo e intrappolarlo tra numeri, segmenti, date... Che bisogno c'era?

💗 Con Amore, Gioia e Gratitudine💗 màriah